domenica 29 maggio 2016

Sharing mobility


La sharing mobility milanese è stata una piccola importante rivoluzione: bici, auto e scooter in condivisione rappresentano il cambiamento dei comportamenti. Occorre diffondere il bike sharing, con la copertura di tutto il territorio comunale; serve accrescere l’uso condiviso dei mezzi alternativi all’auto privata. Milano smart city, significa innanzitutto sviluppare la tecnologia a misura di utente, in particolare nel campo della mobilità.

Nessuno avrebbe immaginato dieci anni fa il successo del bike sharing, le centinaia di biciclette rosso/arancio utilizzate dai milanesi per spostarsi in centro o per andare e tornare dal lavoro dalle stazioni ferroviarie e metropolitane, e nei giorni di festa per raggiungere le attrazioni turistiche o le vie dello shopping.

Ancora più utopistico sarebbe stato immaginare la diffusione delle tante compagnie di car-sharing: dalle cinquecento rosse alle bizzarre quattroruote elettriche, una vera e propria rivoluzione culturale, tipicamente metropolitana che ha messo in discussione un elemento fondamentale della cultura popolare, che a partire dagli anni ’50 ha visto l’automobile prima come oggetto del desiderio, poi come status simbol per diventare infine l’oggetto capace di rappresentare simbolicamente l’individuo stesso che la possiede.

Mentre Milano cambia invece la destra non sa far altro che inseguire il passato, con le polemiche contro le piste ciclabili e contro area C.

Trent’anni fa mettemmo in atto una manifestazione in corso Vittorio Emanuele con dei vasetti di gerani messi di traverso, bloccando per un’ora il traffico, ci fu persino un po’ di tensione con la polizia.
Un giovane milanese o un turista forse neppure ci crederebbe se gli raccontassimo che nella via porticata che congiunge il Duomo a San Babila un tempo c’era un traffico incredibile, aggravato da macchine in perenne seconda fila, che i muri delle case erano nere di smog fino a 10 metri di altezza e che dove oggi ci sono le vetrine dei negozi c’erano quasi solo sportelli bancari.

La buona politica richiede una visione del futuro: è quella che incide in maniera positiva sulla cultura di una collettività, non è solo ricerca del consenso, ma dare risposte adeguate ai nuovi bisogni della città e dei suoi abitanti.

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