venerdì 27 maggio 2016

La fusione tra ATM e Trenord: una riflessione per discuterne

La questione dovrebbe essere valutata in tutti i suoi aspetti e l’attenzione della politica dovrebbe focalizzarsi soprattutto sugli interessi dei cittadini prima che sulle aziende. Indubbiamente l’Atm di Milano, come azienda, è messa meglio di Trenitalia. Sia sotto il profilo organizzativo ma anche sotto altri aspetti (numero dei passeggeri trasportati, valore della produzione, consistenza del patrimonio netto), tutti valori che in altre parole possono essere ricondotti ad una proporzione di 2/3 (Atm) ed 1/3 (Trenord). Sul piano poi della organizzazione tra le due imprese c’è un vero e proprio abisso. Ma al di là di questi aspetti che possono essere risolti ed  armonizzati sul piano di una governance appropriata c’è da chiedersi quali potrebbero essere i benefici che ne deriverebbero per i   cittadini della città metropolitana e della Lombardia. Trenord gestisce le linee ferroviarie lombarde ex ferrovie Nord ma anche le linee regionali di Trenitalia. Riusciamo ad  immaginare, in un simile scenario, i vantaggi per gli utenti, soprattutto i pendolari? L’integrazione tra il servizio su ferro e su gomma e quindi la razionalizzazione delle reti porterebbe ad un servizio più adeguato e persino più capillare? Magari una sola rete di vendita dei biglietti se non addirittura un biglietto integrato sulla intera rete lombarda, da Milano a Como, a Brescia, a Varese, ecc. Una sola cabina di regia per far fronte ad eventi o a disagi temporanei.
Le due aziende a voler ben guardare, non limitandoci ad aspetti superficiali, sono complementari: insieme gestiscono il 50% della mobilità Lombarda; Immaginiamo le potenzialità che potrebbero derivare da una unica cabina di regia. Trenord ed Atm oggi per ragioni storiche e politiche sono due entità distinte e talvolta addirittura in competizione , una separazione che certo non ha consentito ai cittadini di avvantaggiarsi delle indubbie sinergie che potrebbero mettere in campo i due soggetti. Una fusione di queste due realtà con una chiara governance tale da imprimere snellezza operativa al nuovo soggetto comporterebbe notevoli vantaggi: creazione di un polo nazionale di un certo peso in grado di competere con le grandi imprese straniere che guardano al trasporto pubblico come terra di conquista. Fenomeno che si accentuerà in occasione delle prossime gare. Il problema non è privatizzare come qualcuno di centrodestra vagheggia anche a Milano ma recuperare efficienza e promuovere aggregazioni e fusioni in un contesto, quello lombardo, caratterizzato da troppe imprese di modeste dimensioni e quindi non in grado di competere con i colossi stranieri. Il gruppo risultante da una eventuale fusione avrebbe al proprio interno un complesso di competenze gestionali (treni regionali, metropolitane anche automatiche, tram, filovie, autobus) che potrebbero vantare ben pochi operatori al mondo. Tra l’altro, con un approccio serio, anche sotto il profilo prettamente industriale l’operazione avrebbe un senso: condivisione delle esperienze e delle competenze di strutture operanti in settori diversi che comporterebbe non pochi risparmi. Non dimentichiamo ad esempio che Trenord ha una prevalenza di progetti e di gestione che utilizzano dati in outsourcing cioè all’esterno, come ad esempio parte degli acquisti e la manutenzione in genere. Situazioni che nel nuovo assetto potrebbero essere ricondotte all’interno in quanto queste problematiche in Atm sono affrontate con professionalità interne. Ragioniamo tutti insieme: a Milano nel 2017 sarà messo a gara il contratto di servizio ed è un contratto che, per l’importo di svariati miliardi, fa gola a molti operatori. E’ quindi urgente che l’Ente pubblico costruisca una riflessione seria e informata.

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